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Intervento coronarico percutaneo: l’ematocrito come fattore di rischio per esiti non-favorevoli La presenza di anemia prima dell’intervento coronarico percutaneo ( PCI ) e/o lo sviluppo di sanguinamento o di anemia dopo PCI, è stata mostrata aumentare la mortalità e la morbilità. Tuttavia, la definizione di grave anemia varia negli studi. Il ruolo dell’ematocrito al basale e della caduta dell’ematocrito dopo PCI non è stato ancora descritto nella valutazione del rischio dei pazienti sottoposti a intervento coronarico percutaneo. Sono stati analizzati 6.025 pazienti consecutivi per i quali era eseguito un intervento PCI nel periodo 2003-2007. L’endpoint primario era il composito di mortalità e infarto miocardico a 1 anno di follow-up. L’incidenza dell’endpoint primario composito ad 1 anno è aumentata in modo continuo, ogni volta che l’ematocrito al basale si riduceva e/o l’ematocrito diminuiva dopo PCI. Dopo aggiustamento per multivariabili, sia l’ematocrito al basale ( hazard ratio, HR=0.92; p<0.001 ) sia la caduta dell’ematocrito dopo PCI ( HR=1.11; p<0.001 ) erano forti predittori dell’endpoint primario ad 1 anno. ( Xagena_2009 ) Maluenda G et al, Am Heart J 2009; 158; 1024-1030 Link: Cardiologia.org Link: MedicinaNews.it Cardio2009 Emo2009 « Home | Stampa articolo | Invia E-mail |
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